Dott.ssa Chiara Aiello

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Laureata in Psicologia nel 2006 presso l'Università degli Studi di Pavia.

Specializzata in Psicoterapia nel 2013 presso la Scuola Italiana Biosistemica.

Iscritta all'Ordine degli Psicologi e Psicoterapeuti della Regione Emilia Romagna (verifica).

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Il gioco nella psicoterapia infantile

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Pubblicato il 19 Maggio 2014


Il gioco nella psicoterapia infantile

Spesso i genitori di bambini con difficoltà emotive, che necessitano di una psicoterapia, mi chiedono un po' preoccupati e un po' perplessi in cosa consisteranno gli incontri terapeutici col loro bambino. L'immaginario comune rispetto alla psicoterapia è quello del paziente seduto di fronte al terapeuta, che parla dei propri problemi e ne analizza ogni sfaccettatura. I genitori si chiedono: Ma come può mio figlio di 2,3,4 anni o più affrontare e sostenere un contesto del genere? Io rispondo che la terapia con i bambini non è nulla di tutto ciò, con loro il gioco, l'arte, la narrazione diventano il mediatore di ogni processo terapeutico. Attraverso il gioco il bambino riesce a comunicare ciò che non può o non riesce ad esprimere a parole ed anche ciò di cui non è consapevole. Con il gioco il bambino può sfogare emozioni negative che lo fanno stare male e che non possono essere espresse in altro modo. La seduta di terapia diventa un momento per il bambino di sperimentare il cambiamento , sperimentare la possibilità di scelta e risolvere le difficoltà emotive e conflitti interiori . Il gioco spontaneo dei bambini è da tempo riconosciuto come una forma naturale di comunicazione.

Nella terapia del gioco la dimensione aggiunta è la relazione empatica che si viene a creare tra il bambino e la figura dello psicoterapeuta e la sua mediazione professionale nel guidare il processo.

Stern 1995

La psicoterapia infantile è un processo dinamico tra il bambino ed il terapeuta, durante il quale il bambino esplora con i propri ritimi e le proprie modalità, temi passati e presenti, consci e inconsci, che interessano il bambino nel presente. Le risorse interne del bambino vengono sostenute e potenziate grazie all'alleanza terapeutica che promuove la crescita ed il cambiamento. Questo tipo di terapia è centrata sul bambino dove il gioco è il mediatore principale ed il liguaggio riveste un'importanza secondaria. Per questo è possibile proporre questo supporto anche a bambini che non abbiano ancora acquisito un linguaggio articolato o che si rifiutano di parlare.

Per chi è adatta la terapia del gioco?

Nel mio studio uso questa tecnica con bambini dai 3 ai 12 anni. Offro inoltre consulenze e consigli ai genitori di neonati e bambini più piccoli su modalità di gioco funzionali da proporre in ambiente domestico. La terapia del gioco è un intervento "evolutivamente sensibile" ovvero il terapeuta tiene sempre in considerazione l'età effettiva del bambino e l'"età emotiva" dimostrata dal bambino nel corso della seduta . Questo perchè è comune per i bambini regredire nel loro gioco alle fasi più precoci del loro sviluppo. Il terapeuta è attento a questo processo e sostiene il bambino nella rivisitazione delle prime esperienze attraverso il gioco sensoriale, il gioco simbolico e qualunque altre opportunità di gioco il bambino scelga spontaneamente nella sessione. Per questo il mio studio dispone di numerose possibilità e stimoli per il bambino.

Chi sono i bambini che potrebbero beneficiare di una terapia basata sul gioco?

  • Bambini che hanno vissuto un'esperienza traumatica o che hanno subito traumi multipli
  • Bambini che sono stati testimoni di violenza domestica,
  • Bambini di genitori con malattie fisiche e / o mentali
  • Bambini che hanno subito uno o più lutti e / o altre perdite significative.
  • Bambini vittime di violenze fisiche e psicologiche
  • Bambini con ansia da separazione dalle figure genitoriali o di riferimento.
  • Disturbo oppositivo provocatorio
  • Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività ( ADHD / ADD )
  • Bambini aggressivi nei confronti di bambini e adulti
  • Eccessive paure, ansia o timidezza
  • Mutismo selettivo
  • Autolesionismo
  • Fobia scolastica
  • Comportamenti sessualizzati
  • Disturbi alimentari o del sonno
  • Ritardo nell'acquisizione del linguaggio

Il ruolo del genitore

Il ruolo del genitore durante un percorso terapeutico del figlio è fondamentale per la buona riuscita dello stesso. Per questo sono prevedo incontri regolari con le figure genitoriali durante i quali aggiornarli sulla situazione e sostenerli durante le fasi del processo di cambiamento e sulle ricadute che queste avranno nel quotidiano.

Questo articolo aveva la finalità di illustrare in modo molto generale la mia metodologia di lavoro con i bambini. Scriverò altri approfondimenti più specifiche sulle varie tecniche proiettive e di gioco che utilizzo nel mio studio in ambito infantile. Per qualunque dubbio o informazione potete contattarmi ai recapiti che trovate nel sito.


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