Dott.ssa Chiara Aiello

Avatar di Chiara Aiello

Laureata in Psicologia nel 2006 presso l'Università degli Studi di Pavia.

Specializzata in Psicoterapia nel 2013 presso la Scuola Italiana Biosistemica.

Iscritta all'Ordine degli Psicologi e Psicoterapeuti della Regione Emilia Romagna (verifica).

Per anno

  1. 2014 (2)
  2. 2013 (6)

Dipendenza affettiva: come uscirne?

dipendenza amore

Pubblicato il 11 Giugno 2013


Dipendenza affettiva: come uscirne?

Le persone generalmente sviluppano dipendenze nel tentativo di proteggersi da emozioni percepite come insopportabilmente dolorose. Una dipendenza, di qualunque tipo si tratti, genera sempre problemi, che solitamente vengono nascosti fino a che non diventano ingestibili.

Le persone che viviono una dipendenza affettiva trascorrono la maggior parte del loro tempo, e spendono la maggior parte delle proprie energie per la persona che è oggetto del loro amore. La stimano e apprezzano questa persona al di sopra di se stessi e la loro attenzione, per quanto riguarda la vita e lo stato di salute della persona amata, è generalmente di tipo ossessivo. Tendono a trascurare se stessi in molti modi, in sostanza abbandonando o mettendo da parte aspetti e relazioni importanti della loro vita, che fino a quel momento erano state fonte di benessere e piacere, per dedicarsi completamente all'oggetto del loro affetto.

La dipendenza affettiva non si realizza solo con il proprio partner sentimentale o sessuale. E' possibile che si crei anche con un amico, con il proprio bambino o addirittura con una persona famosa, che non si è mai incontrata.

Il nucleo profondo del problema è che le persone che sviluppano questo tipo di dipendenza credono profondamente che un'altra persona possa risolvere tutti i loro problemi, possa fornire risposte giuste e soluzioni, possa alimentare la propria autostima solo con la sua presenza. Fondamentalmente provano l'intenso desiderio di affidarsi a questa persona totalmente, in modo da esserne accuditi, curati e protetti. Quando questi bisogni, che sono fortemente irrealistici, non vengono soddisfatti, i dipendenti affettivi possono vivere momenti di grande difficoltà personale, in cui si sentono pieni di risentimento e possono diventare distruttivi verso se stessi e verso gli altri.

Ma quali sono i fattori che predispongono a questo tipo di disturbo? In genere il vissuto condiviso da queste persone è un vissuto di abbandono o di trascuratezza nell'infanzia. I dipendenti affettivi sono stati bambini che non hanno visto soddisfatti i propri bisogni primari di contatto, contenimento emotivo e amore. Questo influenza in modo dramamtico la loro autostima nella vita adulta, che si traduce in una paura costante di abbandono e di un inconscia paura dell'intimità emotiva. Spesso viene scambiata l'intensità di un rapporto con l'intimità.

Come affrontare questa problematica? Come per ogni dipendenza, il processo di riabilitazione è un processo di scoperta di sè. Richiede il superamento di fasi specifiche: la prima è la presa di coscienza della dipendenza attraverso il riconoscimento del problema e la richiesta di aiuto. Fatto questo sarà necessario affrontare, insieme ad uno psicoterapeuta, un processo di elaborazione, che è simile a quella per un lutto.

Per spezzare il circolo vizioso che porta ad annullarsi, sperando inconsciamente che il premio della rinuncia a se stessi sia quello di trovare un contenitore sicuro per le proprie insicurezze e paure, è necessario riconoscere i meccanismi e i bisogni che stanno alla base di questo comportamento. Quindi affrontare ed elaborare i sentimenti dolorosi collegati ai propri bisogni primari che non sono stati soddisfatti, alla propria rabbia, a al vuoto interiore che può emergere.

E' possibile uscire dalla dipendenza affettiva, è possibile imparare ad instaurare relazioni adulte soddisfacenti ed equilibrate, ma per fare questo è necessario cominciare a fare il primo passo.


© 2014 - Dott.ssa Chiara Aiello - P.IVA 03276121203 - Tutti i diritti riservati.