Dott.ssa Chiara Aiello

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Laureata in Psicologia nel 2006 presso l'Università degli Studi di Pavia.

Specializzata in Psicoterapia nel 2013 presso la Scuola Italiana Biosistemica.

Iscritta all'Ordine degli Psicologi e Psicoterapeuti della Regione Emilia Romagna (verifica).

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A che gioco giochiamo?

genitorialità

Pubblicato il 16 Maggio 2013


Incontro spesso genitori che si chiedono qual è il modo giusto per giocare coi propri bambini. Ci sono mamme e papà che vogliono insegnare ai propri figli regole di giochi strutturati, o che vorrebbero stimolarne la creatività e si chiedono se uno degli obiettivi da perseguire sia che il lavoro sia "ben fatto".

Quando mi trovo davanti a questi dubbi mi piace ricordare loro che ogni fase evolutiva ha caratteristiche proprie anche per quanto riguarda il gioco. Infatti è proprio attraverso il gioco che ogni bambino acquisisce preziosissime informazioni su se stesso e sul mondo che lo circonda.

Il concetto più importante però che un genitore deve sempre tenere in mente, qualsiasi età abbia il proprio figlio, è che l'obiettivo del gioco, per il bambino, è quello di acquisire fiducia nelle proprie capacità, di diventare perseverante, tollerante alle frustrazioni e diventare consapevole che il proprio mondo interno ed il mondo esterno sono due realtà distinte, che possono però essere messe efficacemente in comunicazione. Per questo è molto importante che il genitore sia incoraggiante, paziente di fronte alla volontà di ripetizione (serve al bambino a fissare nella mente quello che sta apprendendo), che vada oltre alla "performance" e che riesca a percepire che esiste un messaggio sottostante ad ogni comportamento o azione messa in atto.

Farò un esempio concreto che vale però per ogni attività intrapresa dal bambino: una macchia indistinta di colore su un foglio, anche se la proposta era per esempio "disegnamo la nostra casa", non è "un disegno fatto male" o "un pasticcio", ma può avere significati profondi sottostanti. Spendiamo del tempo per chiedere ai nostri figli il significato di ciò che hanno fatto: "cos'hai voluto fare in questo disegno?" "Spiegami che cos'hai disegnato" piuttosto che dare giudizi di valore: ad esempio "è bello" "è brutto" "ti avevo detto di usare solo i pastelli" "ma questa non è una casa!".

In questo modo sosterremo la loro creatività, la loro autostima e insegneremo loro ad accedere con fiducia al proprio mondo interiore fatto di sentimenti ed emozioni, e non soltanto di cose giuste e sbagliate.


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